In morte di Aleksej Navalny

Navalny resta un martire della Libertà. E non importa se non si condividono per intero i contenuti della sua biografia politica. E importano ancora meno i soliti meschini tentativi degli ignobili propagandisti del Cremlino di infangarne la memoria. Navalny ha dimostrato che si può deliberatamente decidere di mettere a repentaglio la propria vita per testimoniare un ideale. Poteva fuggire e non lo ha fatto. Come già gli ucraini, che da due anni muoiono e patiscono le sofferenze di una guerra pur di resistere ad un brutale invasore. Il tragico destino di Anna Politkovskaja, Boris Nemtsov, Aleksej Navalny, per citare i tre più noti, sono la ragione per cui gli ucraini continuano a combattere e a resistere. Sono un monito per tutti coloro sono ancora capaci di dare un valore alla parola Libertà. Resistere alla Russia di Putin vuol dire opporsi ad un regime politico in cui gli oppositori vengono ammazzati, incarcerati, torturati. Un modello che la Russia sta cercando di esportare con le armi. Ma anche corrompendo le tasche e le coscienze.

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