L’Occidente sembra un romanzo distopico. E i tiranni brindano

L’asimmetria etica che oggi si osserva nei giudizi di valore sui fatti della politica internazionale ricorda da vicino un romanzo distopico. Provate ad immaginare come sarebbe stata l’Europa se il Nazismo avesse vinto la Seconda guerra mondiale. O se l’Unione Sovietica fosse riuscita ad esportare il comunismo nel resto dei paesi europei. Non ci vuole molto a figurarsi che i valori dominanti la sfera pubblica sarebbero esattamente contrari a quelli cui ci siamo abituati, grazie al fatto che quelle due nefaste ipotesi non si sono realizzate. E d’altronde quella strada che oggi a Roma è intitolata a Bruno Buozzi, sindacalista socialista trucidato dai tedeschi, durante il Ventennio si chiamava Via “dei martiri fascisti”. E, se il Fascismo avesse trionfato, Bruno Buozzi sarebbe stato solo uno dei tanti oppositori tolti di mezzo. Idem per Gramsci, per i Fratelli Rosselli, per Gobetti ecc. Ecco, noi viviamo ogni giorno in una sorta di romanzo distopico dove, quelli che credevamo fossero valori largamente condivisi, in realtà non lo sono affatto. Ci sono milioni di persone così arrabbiate e deluse dai valori del mondo nel quale viviamo che hanno deciso di buttare il bambino insieme all’acqua sporca. E così facendo, si ritrovano a vivere in una realtà distopica dove sono tutti più o meno malvagi, più o meno ladri, più o meno sfruttatori, più o meno egoisti e via dicendo. Noi pensiamo che Putin sia un dittatore sanguinario? E allora gli americani? Noi pensiamo che Navalny sia stato ucciso e torturato? E allora Assange? Noi pensiamo che i russi vogliano sottomettere gli ucraini? E allora noi che siamo schiavi degli Stati Uniti? È un corto circuito che conduce in un’unica direzione: tutti sono “cattivi” e dunque nessuno è veramente “cattivo”. Nel frattempo, i Tiranni del mondo si godono lo spettacolo.

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