Con i dittatori, come fai sbagli sempre

Il discorso di Vladimir Putin al parlamento russo di oggi ha riproposto i soliti argomenti che abbiamo oramai imparato a conoscere: ribaltamento spudorato delle responsabilità della guerra in Ucraina, mania di grandezza al cospetto di una Russia che assomiglia sempre di più ad uno stato-caserma, minacce all’Occidente, la costruzione di una rete internazionale di rapporti economico-commerciali alternativa alla globalizzazione ecc. Rifletto sul fatto che l’ascesa al potere di Adolf Hitler fu certamente facilitata dall’umiliazione che le potenze occidentali riservarono alla Germania sconfitta. Cionondimeno, la responsabilità soggettiva di Hitler per la folle catastrofe che avvenne dopo è totale. Con Putin, al contrario, l’Occidente si comportò in modo diverso. La Russia di Putin venne accolta nel G7, si progettò di farla aderire alla Nato, divenne un gigantesco partner commerciale, si chiusero occhi, naso e orecchie di fronte all’evidenza che la Russia si andava trasformando giorno dopo giorno in una autocrazia criminale. Tutto questo, coltivando l’illusione che Putin – così facendo – potesse essere “addomesticato”. So che molti autorevoli analisti insistono sulle peculiarità antropologiche, culturali, storiche e sociali della Russia. Intendendo in questo modo sostenere che, per i russi, non vi potesse essere uno scenario diverso da quello realizzato da Putin. Per dirla tutta, io non ne sono certo. Io credo che Putin abbia via via maturato la sua natura di Tiranno costruita e sedimentata a partire dalle sue origini di ufficiale del KGB che si è ritrovato a gestire un potere assoluto. Io credo fortemente alle conseguenze che ogni leader può soggettivamente apportare al proprio Paese, a prescindere dalle condizioni oggettive in cui si trova ad operare. Per cui, ritengo che i deliri di Putin vadano considerati soprattutto come i deliri di un dittatore assoluto perché quello a me pare il quadro psicologico. Il richiamo ad Hitler, che può sembrare esagerato e per molti versi lo è, trova un suo fondamento nelle evidenti somiglianze che la visione di Putin denota nel rapporto con i suoi nemici e quella del dittatore nazista. Leggete le dichiarazioni odierne di Putin e confrontatele con questo passaggio di Hitler nel suo discorso al Reichstag del 1º settembre 1939: “Ho anche cercato di risolvere il problema di Danzica, del Corridoio, ecc., proponendo una discussione pacifica… Nei miei colloqui con gli statisti polacchi ho discusso le idee che trovate nel mio ultimo discorso al Reichstag… Non c’è niente di più modesto o leale di queste proposte… Queste proposte sono state rifiutate. Non solo hanno risposto con la mobilitazione, ma anche con l’aumento del terrore e della pressione contro i nostri compatrioti tedeschi… La Polonia non era disposta a risolvere la questione del Corridoio in modo ragionevole… Ho fatto un altro ultimo sforzo per accettare una proposta di mediazione… Per due interi giorni mi sono seduto con il mio governo e ho aspettato per vedere se fosse conveniente per il governo polacco inviare o meno un plenipotenziario… Deputati, se il governo tedesco e il suo leader sopportassero pazientemente tale trattamento, la Germania meriterebbe solo di scomparire dalla scena politica. Ma sarei giudicato erroneamente se il mio amore per la pace e la mia pazienza fossero scambiati per debolezza o addirittura per codardia… Queste proposte di mediazione sono fallite…” Oggi Putin ha detto, mutatis mutandis, le stesse cose.

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