Previsione sbagliata è una promessa non mantenuta

La bella intervista di Massimo Gaggi a Francis Fukuyama, lo studioso che concepì la “fine della storia”, è davvero una nemesi e offre lo spunto per una riflessione su quelli che fanno previsioni e disegnano scenari. Siamo abituati per pigrizia e conformismo a dare per scontata la nostra realtà senza mai soffermarci sul particolare che essa è il risultato di una serie di circostanze e fatti che si sono avverati ma potevano anche non avverarsi. Il che dovrebbe metterci all’erta circa le nostre capacità di prevedere il futuro. Vale anche per chi con le proprie previsioni la Storia l’ha cambiata davvero. Fa notare correttamente Richard Pipes che le previsioni di Marx circa il destino del Capitalismo si rivelarono sbagliate quando l’autore del Capitale era ancora in vita. E poi tutta una serie di eventi di carattere economico e finanziario, dal crollo della Borsa di New York nel 1929 fino alla più recente crisi finanziaria del 2008, fu resa possibile dall’idea prevalente che lo scenario precedente a quei tonfi potesse perpetuarsi all’infinito. Fukuyama pensò che il crollo dell’Unione Sovietica spianasse la strada ad un mondo dominato dall’entusiastica adesione globale alla democrazia e al libero mercato. Oggi, sconsolato, dice a Gaggi: “Le democrazie sono in crisi ovunque. Eravamo strati troppo ottimisti dopo la caduta del Muro di Berlino. Spesso non sono riuscite a garantire benessere e sicurezza dei cittadini come avevano promesso”. Da quelle promesse non mantenute, dall’ingordigia di quelli che, saccheggiando il presente, hanno compromesso il futuro, ci siamo ritrovati in un mondo reso zoppo dal disincanto e dalla sfiducia. La diffusione dei social, che hanno in gran parte soppiantato i media tradizionali nella formazione dell’opinione pubblica, ha ulteriormente amplificato questa deriva. Anche questa circostanza non era stata prevista nelle forme in cui si è realizzata. E sempre alla miopia degli analisti si deve la sorpresa per il successo della campagna per la Brexit, per la sconvolgente elezione di Trump, per la tragica invasione dell’Ucraina da parte della Russia, per la sanguinaria azione di Hamas in territorio israeliano. Solo per citare quattro esempi macroscopici. Gli errori di valutazione di chi non ha saputo né voluto correggere la rotta ci hanno portato alla situazione che Fukuyama descrive con riferimento alle prossime presidenziali americane: “Difficile gestire con autorevolezza un Paese nel quale un terzo della popolazione considera il governo illegittimo, mentre è legittimo tentare di rovesciarlo. Col suo stile tossico Trump ha convinto buona parte dell’America che la democrazia è inaffidabile e corrotta, ha diffuso sfiducia nelle istituzioni”. Troppo tardi. La previsione che non si realizza non è solo un errore di analisi. È soprattutto una promessa non mantenuta e lascia una cicatrice difficile da rimarginare.

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