Pubblico un articolo scritto da mio padre Stefano. Buona lettura.
Scelta minuziosa delle materie prime. Rigida liturgia, a cadenzare la complessa fase esecutiva. Contagioso compiacimento per il superbo risultato, al cospetto di una complessa preparazione.
Questo era il timballo in crosta dolce di mia nonna Clelia.

Un piatto iconico di tante occasioni festaiole, di lunga preparazione, formato da molti ingredienti da amalgamare e condensare nell’unicum straordinario che l’ottimismo entusiasta di nonna riusciva sempre a realizzare.
Seguendo la sua ricetta, che mi è giunta attraverso le varie scritte a mano su un quaderno da mia madre, ho provato a ripetere l’incanto, i primi tentativi sono stati deludenti, ora però ho raggiunto uno standard che si avvicina molto al ricordo infantile.
Il timballo ha un involucro esterno di pasta frolla aromatizzata da marsala secco, il ripieno è costituito da ziti spezzati in due e condito con un sugo di pomodoro, burro e funghi porcini, anch’esso spruzzato di marsala e per finire delle minuscole polpettine di vitello, la cui confezione spesso nonna affidava alle mie manine di bambino, partendo dall’impasto di carne in una ciotola di cristallo.

Oggi, le moderne attrezzature da cucina, rendono semplice e rapida la preparazione di un piatto simile, mentre allora tutto era fatto rigorosamente a mano.
Nonna Clelia non rinunciava al suo essere elegantemente vestita anche ai fornelli, aggiungeva solo un grembiule con pettorina per proteggersi; anche se la preparazione avveniva in maniera quasi asettica con la collaborazione della cuoca Maria, non mancava però qualche battibecco tra le due, soprattutto riguardo alle dosi.
Dopo che gli ingredienti erano stati posti ordinatamente sul piano di marmo del tavolo, iniziava il rito che aveva sempre un ordine cronologico prestabilito, il quale terminava con la messa in forno della teglia dagli alti bordi.
La cottura richiedeva molta attenzione, perché all’epoca i forni a gas non avevano un termometro che indicasse la temperatura.
Ricordo bene l’espressione felice e soddisfatta di nonna quando estraeva dal forno bollente la teglia con l’aiuto di un canovaccio, ma soprattutto il profumo fragrante di biscotto che si spandeva immediatamente in cucina.
Per chi volesse mettersi alla prova, spinto dalla curiosità, aggiungo gli ingredienti e le dosi, con la routine da eseguire, anche se nonna non sarebbe contentissima, perché era molto gelosa delle sue specialità, rifiutando spiegazioni circostanziate ad amiche e parenti che chiedevano la ricetta.
Rispondeva in maniera spiccia:
“Fai così e così, non ci vuole niente”
La ricetta del timballo scritta a mano dalla nuora di Clelia: mia nonna Maria












Scrivi una risposta a Gray Cancella risposta